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di Alberto Barazzutti
Gli uomini sono senza alcun dubbio delle bestie. Basta leggere un libro di storia per rendersene conto. Oppure un libro di biologia. Non sapendo leggere si può comunque far riferimento alla memoria collettiva. Eppure questa che di per sè non è che una banalità viene sempre messa in discussione. Sembra che a chi vuole basare il suo potere sull'autoritarismo dia fastidio ogni forma di conoscenza e di comprensione, sia pur limitata, della realtà. Meglio tirar giù dallo scaffale L'origine delle specie e riscoprire l' evoluzionismo...
Sono trascorsi quarant'anni dal mitico '68 ed ancora avvengono manifestazioni di piazza in cui assistiamo a pestaggi feroci, scene sanguinolente, auto incendiate, vetrine spaccate e quant'altro. Per rendere più gradevoli questi spettacoli che sembrerebbero inevitabili ritengo giusto dare un piccolo contributo mettendo a disposizione dei simpatici cubetti di porfido colorati per rallegrare gli scontri.

In una società occidentale in cui regna il relativismo culturale un immigrato indiano ha la possibilità di diventare ciò che vuole, anche dirigente d'azienda, può indossare abiti d'alta moda e tenersi aggiornato sulle novità della politica, dell' economia e magari sul mercato dell' arte senza alcun problema...
I personaggi del mondo dei mezzi di comunicazione di massa ci raccontano la realtà sublimandone ed enfatizzandone alcune caratteristiche particolari; a sua volta chi fruisce di tutti questi modelli multimediali sembra sviluppare quell'attitudine all' identificazione e all'imitazione della caricatura che nei casi più disperati si  traduce in una sorta di mediamorfismo...
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Il disegno è lo strumento originario alla base delle arti visive, è la soglia al di sotto della quale c'è il silenzio, è la modalità per produrre una modica quantità d'arte, una dose minima giornaliera. I concetti possono trovare una semplice raffigurazione attraverso un segno che esprima senza enfatizzazione la propria condizione di necessità. Il disegno è un linguaggio arcaico che oggi può essere affiancato dalle molteplici possibilità linguistiche offerte dalla recente tradizione culturale nonché dal mondo delle nuove tecnologie. Riscoprendo l'autonomia dell'arte, sia pur all'interno della molteplicità dei linguaggi e riaffermandone la dimensione culturale, ci si può affrancare dall'idea che il prodotto artistico venga considerato unicamente un bene di consumo e un investimento e che quindi debba essere necessariamente subalterno al mondo della pubblicità, della moda e dello spettacolo utilizzandone le medesime strategie di marketing. Un'arte sobria, ridotta all'essenziale, non allineata ai valori di un'estetica ridondante e incline all'intrattenimento, un'arte che ci esime dal fare opere manieriste (neopop, neoespressioniste, neoinformali, neoiperrealiste, neoconcettuali, ecc.) che ci allontana dalla eccessiva banalizzazione del neorealismo accademico e di ispirazione mediale. Questi sono valori in sintonia con i temi propri della decrescita (o, meglio, acrescita): dobbiamo individuare i limiti dello sviluppo anche nel mondo dell'arte perché vi è un eccesso di produzione e di consumi anche in quest'ambito, dobbiamo produrre e consumare diversamente, fare meno opere con meno ingredienti. Attraverso la sobrietà dei fini e dei mezzi è possibile sfuggire alla logica dell'eccesso e dello spreco propria della società dei consumi, del mondo della comunicazione pubblicitaria che si sostituisce all'informazione (oggi i telegiornali sono la pubblicità dei partiti), alla logica della creazione dell'evento e dello scandalo utile ad attrarre i consumatori dell'arte.
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I LIMITI DELLO SVILUPPO